Ecologia visibile, sicurezza invisibile: il paradigma di Gianluca Cannizzo e Wonder Project

Foto: Federico Guberti
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Un hub creativo d’avanguardia capace di far dialogare in modo simmetrico tre anime complementari: i grandi eventi, la produzione cinematografica e il management dei talent. Guidata dal fondatore e CEO Gianluca Cannizzo, il gruppo Wonder ha ridefinito le regole della event and entertainment industry italiana attraverso i suoi tre marchi: Wonder Film, Wonder People e Wonder Project. Proprio quest’ultima, forte di ben quindici anni di esperienza ereditata dallo storico brand Cannizzo Produzioni, si è consolidata sul mercato dei grandi eventi, dei road show e delle convention per i principali leader di settori strategici come l’automotive, il finance e l’energy.

Tutto ciò ha portato Wonder Project ad ottenere due tra le certificazioni più rigorose a livello internazionale: la ISO 20121 per la gestione sostenibile degli eventi e la ISO 27001 per l’Information Security Management System.

Abbiamo intervistato Gianluca Cannizzo per capire come queste due anime, quella ecologica e quella digitale, si uniscano concretamente in un nuovo modello operativo, capace di unire l’effetto “wow” alla massima responsabilità sociale e informatica.

1. Wonder Project ha ottenuto le certificazioni ISO 20121 e ISO 27001; cosa comportano concretamente questi due standard nel modo in cui progettate, producete e misurate un evento?

Abbiamo il nostro “metodo”. Le certificazioni ISO 20121 e ISO 27001 hanno cambiato radicalmente il nostro modo di fare eventi, trasformandoli da attività creative a sistemi strutturati, misurabili e responsabili. La ISO 20121 ci impone di progettare ogni evento partendo dagli impatti: definiamo obiettivi concreti su sostenibilità ambientale, sociale ed economica, coinvolgendo anche fornitori e stakeholder e monitorando i risultati lungo tutto il ciclo di vita. La ISO 27001, invece, introduce un approccio rigoroso alla sicurezza: proteggiamo dati, contenuti e processi attraverso un sistema strutturato che garantisce riservatezza, integrità e disponibilità delle informazioni. [resilientx.com] Il risultato è un modello integrato: da un lato un’ecologia visibile, fatta di scelte sostenibili e misurabili; dall’altro una sicurezza invisibile, che tutela tutto ciò che accade dietro le quinte. Non produciamo più solo eventi con grande creatività, ma eventi responsabili, certificabili e progettati per generare valore nel tempo.

2. Quando si pensa a un evento responsabile si immagina spesso la riduzione della plastica o la privacy dei partecipanti. Quali sono invece gli aspetti meno visibili, ma più rilevanti, su cui intervenire per ridurre consumi, sprechi e rischi informatici?

Gli impatti più rilevanti non sono quelli visibili, ma quelli strutturali. Sul piano ambientale, incidono soprattutto logistica, trasporti, energia e gestione dei fornitori, più dei materiali o della plastica. È lì che si determinano consumi e sprechi. Sul piano digitale, il rischio non è solo la privacy, ma la gestione dei dati, dei flussi informativi e delle piattaforme, che va protetta in modo sistematico attraverso analisi dei rischi e controlli strutturati. In sintesi: sostenibilità e sicurezza si giocano nei processi invisibili, non nei dettagli visibili.

3. Quanto pesano oggi le fasi di progettazione e di analisi dei rischi nella riuscita di un evento? È corretto dire che le scelte fondamentali, sia ambientali che di sicurezza delle informazioni, si decidono prima ancora dell’allestimento?

Per esperienza, oggi la riuscita di un evento si gioca quasi tutta prima ancora di arrivare in venue. È in quella fase iniziale, spesso invisibile, che prendiamo le decisioni che contano davvero: come muoviamo le persone, che tipo di impatto generiamo, quanto sono protetti i dati. L’allestimento è il momento più spettacolare, ma è anche quello in cui ormai si raccoglie ciò che è stato seminato. Nel nostro lavoro ho imparato una cosa molto semplice: se non fai le scelte giuste all’inizio, difficilmente riesci a recuperarle dopo. E forse è proprio questo il punto più autentico: l’evento che le persone vedono dura poche ore, ma nasce da scelte fatte molto prima — spesso lontano dai riflettori, ma lì si gioca davvero la qualità di tutto.

4. Nel vostro lavoro, quali sono le aree e le infrastrutture in cui è più complesso ridurre l’impatto (energia, trasporti, catering) e, parallelamente, garantire la massima blindatura e sicurezza dei dati sensibili?

Le aree più complesse sono quelle legate alla logistica pesante (trasporti e allestimenti) e alla gestione dei flussi nei grandi eventi digitali o nelle convention di massa. Quando muovi migliaia di persone, la gestione dell’energia e del catering richiede un controllo ferreo sulla filiera. Parallelamente, più l’evento diventa tecnologico, interattivo e “connesso”, più si estende la superficie d’attacco per potenziali minacce cyber. Trovare il perfetto punto di equilibrio tra un’infrastruttura fisica leggera (green) e un’infrastruttura digitale imponente ma sicura è la nostra sfida quotidiana.

5. Quanto sono maturi oggi i clienti su questi temi? Vi chiedono eventi sostenibili e sicuri dal punto di vista dei dati per reale convinzione, per obbligo reputazionale/compliance o perché il mercato ormai lo richiede?

C’è un mix di fattori, ma la maturità sta crescendo rapidamente. Lavorando con grandi leader nei mercati finance, automotive, energy e trasporti, la conformità a standard etici e di sicurezza non è più un optional. Spesso i clienti partono da un obbligo di compliance o da una necessità reputazionale, ma lavorando con noi comprendono che l’adozione di un modello sostenibile e sicuro riduce i loro stessi costi ambientali, protegge il loro patrimonio informativo e crea valore reale per il brand.

6. Secondo lei, la responsabilità nel cinema e nei grandi eventi deve riguardare soprattutto i processi interni (come si produce un’opera, come si gestiscono i dati di troupe e cast), oppure anche i contenuti e i messaggi che quell’opera trasmette?

Credo fermamente che le due cose debbano viaggiare insieme. Con Wonder Film, ad esempio, cerchiamo sempre di produrre storie di valore. Penso a Rosso Volante, inserito nell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 che tra l’altro ha ottenuto la certificazione green, o al docufilm Time to Change realizzato per Banca Generali: un’opera audiovisiva nata per sensibilizzare i temi dell’agenda ONU e supportata da Wonder Project che ne ha curato l’intero evento di lancio e la mostra fotografica. Se il messaggio è alto, il processo produttivo e di gestione deve essere impeccabile e coerente.

7. Dal punto di vista industriale, quanto è importante misurare l’impatto ambientale, ma anche in termini di vulnerabilità informatica, quali indicatori considerate più utili per tracciare il successo ecologico e la solidità digitale di un progetto?

Oggi la misurazione è fondamentale: senza dati, sostenibilità e sicurezza restano solo dichiarazioni. Sul fronte ambientale, gli indicatori più utili sono quelli quantificabili e comparabili nel tempo: emissioni per partecipante, consumi energetici e impatto della logistica e dei trasporti. Il mercato si sta spostando proprio in questa direzione: non basta fare scelte corrette, bisogna misurarle e renderle verificabili. Sul fronte digitale, il principio è identico ma applicato al rischio: vulnerabilità dei sistemi, integrità, tracciabilità dei dati e resilienza delle piattaforme. Misurarli significa passare da “evento ben fatto” a progetto industriale controllato, dove l’impatto ecologico e la solidità digitale diventano KPI reali, non percezioni.

8. Essere conformi a standard rigorosi (ambientali e di sicurezza) costa di più, o costa di più continuare a organizzare eventi esponendosi a sanzioni, data breach e danni d’immagine?

Organizzare eventi senza criteri di sicurezza e sostenibilità oggi è un rischio economico e reputazionale insostenibile. Un singolo attacco informatico o una sanzione per violazione dei dati sensibili possono distruggere la credibilità di un brand. Noi crediamo che un modello strutturato riduca i costi sul lungo periodo e offra una forte stabilità aziendale, garantendo al contempo un maggior comfort nei luoghi di lavoro.

9. Il pubblico e i clienti sono davvero disposti ad accettare eventi più essenziali, o flussi di registrazione più rigidi in nome della sostenibilità e della tutela della privacy?

Ritengo che siano disposti, se viene spiegato loro il valore di questa scelta. Un flusso di registrazione leggermente più strutturato non viene percepito come un ostacolo se l’utente sa che i suoi dati sono protetti da standard militari. Allo stesso modo, l’essenzialità non significa “meno bellezza”, ma una bellezza diversa, più consapevole e priva di sprechi.

10. Guardando ai prossimi anni, quale sarà secondo lei il vero salto di qualità per rendere stabilmente sostenibili, sicuri e protetti gli eventi, le produzioni cinematografiche e i grandi progetti culturali?

Il salto di qualità avverrà quando queste pratiche smetteranno di essere viste come un’eccezione o un “plus” commerciale e diventeranno lo standard minimo di ingresso sul mercato. Le aziende che non sapranno certificare la propria filiera e garantire la totale cyber-sicurezza verranno progressivamente escluse dai grandi progetti industriali e culturali.

11. Se dovesse immaginare l’evento del futuro, quali caratteristiche dovrebbe avere per definirsi davvero “avanzato”: meno sprechi, totale sicurezza e trasparenza dei dati, più responsabilità sociale o una nuova idea di bellezza?

Direi tutte queste cose insieme, sintetizzate nel nostro concetto di gruppo: un’interazione dinamica che amplifica l’effetto “wow” attraverso una linea creativa unitaria, solida e trasparente. L’evento del futuro dovrà essere un ecosistema protetto e leggero sul pianeta, capace di emozionare senza lasciare tracce negative sull’ambiente, ma lasciando un segno profondo nella memoria e nella cultura delle persone.

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