Economia circolare, studio CONAI-TEHA: il riciclo vale 555 miliardi l’anno in Europa

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La filiera europea del riciclo genera ogni anno un impatto economico di 555 miliardi di euro, 222 miliardi di valore aggiunto e sostiene oltre 3 milioni di posti di lavoro. Numeri che mostrano quanto l’economia circolare sia ormai legata alla competitività industriale europea, oltre che agli obiettivi ambientali.

È uno dei principali risultati dello studio Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare, realizzato da TEHA Group con CONAI e presentato a Ecomondo 2026 dopo una prima anticipazione a Cernobbio.

L’analisi mette al centro soprattutto le materie prime seconde, cioè i materiali recuperati dai processi di riciclo e reimmessi nei cicli produttivi. Il loro utilizzo nelle principali filiere manifatturiere considerate dallo studio potrebbe abilitare ulteriori 325 miliardi di euro di fatturato.

Anche il riciclo degli imballaggi produce effetti che vanno oltre la gestione dei rifiuti. Secondo lo studio, per ogni euro investito in raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in Europa si generano 1,66 euro di benefici economici, ambientali e sociali.

Economia circolare, l’Europa utilizza ancora poche materie seconde

Il potenziale economico si confronta però con un livello di circolarità ancora limitato.

Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’Unione europea si è fermato al 12,2%. L’Italia registra una quota più elevata, pari al 21%, ma il percorso europeo verso gli obiettivi fissati per il 2030 richiede un’accelerazione.

La Commissione europea punta infatti a raggiungere un tasso del 24%. Per centrare il traguardo, il valore europeo dovrebbe quasi raddoppiare rispetto ai livelli del 2024.

Uno dei principali ostacoli individuati riguarda il rapporto tra domanda e offerta di materie prime seconde. I materiali riciclati prodotti in Europa devono inoltre confrontarsi con la competitività dei materiali vergini e dei prodotti riciclati provenienti da Paesi extra UE.

Si determina così un paradosso: l’Europa continua a importare materiali riciclati dall’esterno dell’Unione e, nello stesso tempo, esporta rifiuti. Una dinamica particolarmente evidente nella filiera delle plastiche.

Un mercato europeo delle materie prime seconde

Lo studio TEHA-CONAI propone di affrontare questa criticità attraverso la costruzione di un mercato europeo delle materie prime seconde più integrato, capace di sostenere contemporaneamente circolarità e crescita industriale.

Il modello individuato si basa su cinque pilastri, accompagnati da una serie di fattori trasversali.

Il primo riguarda il disegno del mercato. L’obiettivo è ridurre le attuali asimmetrie e favorire l’utilizzo di materie prime seconde prodotte all’interno dell’Europa, sostenendo anche le filiere industriali che le utilizzano.

Il secondo pilastro interessa governance e quadro normativo. La proposta punta a migliorare coerenza e interoperabilità tra i diversi sistemi nazionali, evitando però un livello di armonizzazione che possa incidere negativamente sulla competitività delle imprese.

Qualità, investimenti e autonomia strategica

Un terzo elemento riguarda standard, qualità e fiducia. Per favorire l’utilizzo delle materie prime seconde nei processi produttivi è infatti necessario che i materiali recuperati possano contare su criteri riconosciuti e caratteristiche affidabili.

Il quarto pilastro è dedicato a scala industriale, finanza e investimenti. Lo sviluppo dell’economia circolare richiede capacità produttiva, collaborazione tra pubblico e privato e risorse finanziarie sufficienti per sostenere nuovi impianti e progetti.

Il quinto riguarda invece autonomia strategica e commercio. L’obiettivo è ridurre la dipendenza europea dalle risorse esterne e trattenere all’interno del continente una quota maggiore dei materiali e del valore generato.

A questi cinque elementi si aggiungono alcuni fattori abilitanti trasversali: energia, dati e innovazione, competenze e accettazione sociale.

Materie prime seconde e competitività industriale

Il tema assume un peso crescente anche alla luce della dipendenza europea dall’importazione di materie prime e risorse necessarie alle attività industriali.

Per CONAI, rafforzare l’utilizzo dei materiali riciclati significa quindi intervenire contemporaneamente su sicurezza degli approvvigionamenti, competitività e riduzione dell’impatto ambientale.

«A Ecomondo vogliamo ribadire che l’economia circolare è anche una questione di politica industriale» spiega Ignazio Capuano, presidente CONAI. «Le materie prime seconde rappresentano una risorsa strategica per le imprese europee: possono contribuire a rafforzare le filiere produttive, rendere più sicuri gli approvvigionamenti e valorizzare le risorse già disponibili nel nostro continente, oltre che a contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti. Oggi, per cogliere questa opportunità, servono un mercato capace di mettere in relazione domanda e offerta, regole chiare e investimenti che accompagnino la crescita industriale».

A Ecomondo il confronto sul Circular Economy Act

Lo studio è stato al centro dell’appuntamento “Circular Economy Act: sfide, opportunità e implicazioni per il packaging europeo”, organizzato il 3 novembre a Ecomondo.

A delineare lo scenario sono stati Eric Mamer, direttore generale della Direzione generale ambiente della Commissione europea, e Pierfrancesco Maran, presidente della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo.

La presentazione dello studio, curata da TEHA e da Simona Fontana, direttrice generale CONAI, ha aperto il confronto sulle leve economiche e industriali dell’economia circolare.

Alla tavola rotonda hanno partecipato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile; Massimo Milani, segretario della Commissione Ambiente della Camera dei deputati; e Tullio Patassini, capo della Segreteria del Presidente della Commissione attività produttive della Camera.

Il punto di vista dei sistemi europei di responsabilità estesa del produttore è stato affidato a Hester Klein Lankhorst, CEO di Verpact, e Monika Romenska, direttrice public affairs di EXPRA. Le conclusioni sono state affidate a Laura D’Aprile, capo dipartimento sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Legislatori, industria e cittadini nella stessa filiera

La costruzione di un mercato europeo più efficiente per i materiali riciclati richiede un coordinamento che coinvolga soggetti diversi.

«La sfida che abbiamo di fronte è garantire che la transizione ecologica accompagni e rafforzi la nostra industria» commenta Pierfrancesco Maran. «E oggi, anche grazie a questo studio, è evidente quanto sia essenziale la capacità di creare una vera alleanza che tenga insieme i legislatori, l’industria, le autorità locali e i cittadini che contribuiscono al successo della raccolta e del riciclo dei rifiuti».

Lo studio porta così il tema dell’economia circolare oltre la sola capacità di raccogliere e riciclare rifiuti. La questione diventa creare le condizioni perché i materiali recuperati trovino effettivamente spazio nei processi industriali europei.

È su questo passaggio, dalla disponibilità delle materie prime seconde al loro impiego su scala industriale, che si gioca una parte della capacità dell’Europa di trasformare il riciclo in una leva di competitività, autonomia strategica e riduzione delle emissioni.

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