Rapporto SDGs 2026, l’Italia migliora ma deve accelerare sull’Agenda 2030

rapporto SDG 2026

Il Rapporto SDGs 2026 restituisce un quadro in chiaroscuro sul percorso dell’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. A oltre dieci anni dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla scadenza, il Paese mostra progressi in diversi ambiti, ma anche criticità che richiedono un’accelerazione.

Lo scenario è molto diverso da quello in cui gli SDGs sono stati definiti. La transizione verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica si confronta oggi con instabilità internazionale, shock economici, pressioni ambientali e divari sociali ancora marcati.

L’andamento italiano è stato analizzato su due orizzonti. Il breve periodo considera 243 misure statistiche riferite all’ultimo anno. Il lungo periodo si basa invece su 221 misure statistiche relative all’ultimo decennio.

Rapporto SDGs 2026, i progressi dell’ultimo anno

Nel breve periodo, la metà delle misure analizzate risulta in miglioramento. Il dato raggiunge il 51%, mentre oltre un quarto delle misure mostra stabilità o stagnazione. I peggioramenti riguardano invece il 24% degli indicatori considerati.

Le variazioni negative sono più frequenti nel Goal 16, dedicato a pace, giustizia e istituzioni. Pesano il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’aumento dell’affollamento carcerario.

Criticità emergono anche nel Goal 4, relativo all’istruzione. In questo caso incidono il deterioramento delle competenze degli studenti e la contrazione della quota di giovani laureati. Nel Goal 1, dedicato alla povertà, peggiorano le misure di povertà e deprivazione.

Partnership, disuguaglianze e agricoltura in miglioramento

Il quadro non è però soltanto negativo. Il Goal 17, dedicato alle partnership per gli obiettivi, registra avanzamenti per tutte le misure considerate. Si tratta di un segnale importante, perché la cooperazione tra istituzioni, imprese e società civile è una leva essenziale dell’Agenda 2030.

Quote elevate di miglioramento si osservano anche nel Goal 10, sulla riduzione delle disuguaglianze, grazie all’attenuazione delle disuguaglianze distributive. Anche il Goal 2, Fame zero, mostra progressi, sostenuti dal miglioramento di alcune misure legate alla sostenibilità dell’agricoltura.

Le misure ambientali, invece, presentano una maggiore inerzia. Nel Goal 15, Vita sulla terra, oltre tre quarti delle misure restano stabili. Livelli elevati di stabilità interessano anche il Goal 6, dedicato all’acqua, e il Goal 14, relativo alla vita sott’acqua.

Il decennio mostra progressi, ma non abbastanza stabili

Nel lungo periodo, il Rapporto SDGs 2026 evidenzia un quadro parzialmente positivo. Il 53,8% delle misure è in miglioramento, mentre l’11,3% peggiora. Tuttavia, il 34,8% presenta una tendenza non chiaramente determinabile.

Questo dato segnala un problema di continuità. Molti indicatori alternano fasi di avanzamento e arretramento, mostrando una capacità ancora limitata di consolidare i progressi nel tempo.

Le tendenze positive sono più evidenti nei Goal 10, Ridurre le disuguaglianze, 5, Parità di genere, 9, Imprese, innovazione e infrastrutture, e 7, Energia. Anche i Goal 15, Vita sulla terra, e 13, Lotta al cambiamento climatico, mostrano una quota elevata di misure in miglioramento.

Restano però elementi critici. Nel Goal 13 pesa una componente ampia di tendenze non determinate. Il Goal 15 registra anche la più alta incidenza di misure in peggioramento. Segnali negativi sono più frequenti nei Goal 12, Consumo e produzione responsabili, 6, Acqua, e 11, Città sostenibili.

Divari territoriali negli obiettivi di sviluppo sostenibile

L’analisi territoriale si basa su 146 misure statistiche e mette in evidenza forti differenze regionali. La lettura secondo le “5P” dell’Agenda 2030 mostra una geografia articolata.

Nelle aree People e Prosperity si conferma il dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno. Al contrario, le aree Planet, Peace e Partnership restituiscono una polarizzazione più sfumata. Per molte misure ambientali, il Mezzogiorno presenta risultati relativamente più favorevoli.

Nell’area People, il Goal 1, Povertà zero, mostra la variabilità territoriale più ampia. Le regioni del Nord, con l’eccezione della Liguria, si collocano sopra la media nazionale. Nel Mezzogiorno emergono invece criticità, soprattutto in Campania e Calabria, con le eccezioni di Molise e Basilicata.

Il Goal 3, Salute, mostra una distribuzione più bilanciata. I Goal 2, Fame zero, e 4, Istruzione, presentano una polarizzazione geografica moderata. La Sicilia registra un ritardo più accentuato sul fronte dell’istruzione.

Ambiente, acqua e città sostenibili

Nell’area Planet, i Goal 14 e 15 mostrano un andamento più favorevole per il Mezzogiorno rispetto al Nord su tutte le misure considerate. Il Goal 12, Consumo e produzione responsabili, presenta invece una variabilità contenuta.

Differenze più marcate emergono nei Goal 6, 13 e 14. Le criticità riguardano, tra l’altro, i servizi idrici e di fognatura in Sicilia, una maggiore incidenza di popolazione esposta a rischi di frane in Valle d’Aosta e Basilicata, e i rifiuti marini spiaggiati nel Lazio.

Nell’area Prosperity si conferma il divario Nord-Mezzogiorno. Quasi tutti i Goal indicano condizioni più favorevoli al Nord e fragilità più accentuate al Sud, con la sola eccezione del Goal 11, dedicato alle città sostenibili.

Le distanze più rilevanti riguardano il Goal 10. Campania, Calabria e Sicilia mostrano vulnerabilità marcate nel reddito e nel rischio di povertà. Al contrario, la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta evidenziano un rischio di povertà più basso rispetto alla media nazionale.

Energia, lavoro e accesso digitale

Nel Goal 7, dedicato all’energia, le Province autonome di Bolzano e Trento e la Valle d’Aosta si distinguono per un maggiore orientamento verso le fonti energetiche rinnovabili.

Nel Goal 8, lavoro dignitoso e crescita economica, i divari più accentuati riguardano Calabria e Sicilia. In questi territori pesano fragilità occupazionali ancora marcate.

L’area Peace e Partnership mostra risultati più differenziati. Il Goal 16 presenta valori regionali vicini alla media del Paese. Il Goal 17 registra invece eterogeneità più marcate, con ritardi nel Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, nell’uso quotidiano e avanzato di Internet.

Il confronto tra Italia ed Europa

Nel contesto internazionale, il raggiungimento degli SDGs resta fortemente a rischio. In Europa, la sostenibilità continua a essere centrale nelle politiche comunitarie, ma il percorso verso l’Agenda 2030 sta rallentando.

Il posizionamento dell’Italia rispetto alla media UE27 è stato analizzato attraverso 82 indicatori selezionati dall’EU-SDG indicator set di Eurostat. Nel 2025 circa il 49% degli indicatori colloca l’Italia in svantaggio rispetto alla media europea.

Il 34% degli indicatori segnala invece un vantaggio, mentre il 17% mostra un posizionamento vicino alla media UE27. Rispetto al 2015 emerge un miglioramento parziale. Allora gli indicatori favorevoli erano il 28%, mentre quelli sfavorevoli arrivavano al 54%.

Rapporto SDGs 2026 e priorità per l’Italia

Il profilo più favorevole per l’Italia si osserva nel Goal 12, Consumo e produzione responsabili. Tutti gli indicatori considerati collocano il Paese in una posizione migliore rispetto alla media UE27.

Gli indicatori con valori superiori alla media europea prevalgono anche nei Goal 2, Fame zero, 5, Parità di genere, 7, Energia, e 16, Pace, giustizia e istituzioni.

Le criticità più marcate emergono invece nel Goal 15, Vita sulla terra, dove tutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore rispetto alla media europea. Restano difficoltà anche nei Goal 8, Lavoro dignitoso e crescita economica, 13, Lotta al cambiamento climatico, 10, Ridurre le disuguaglianze, 11, Città sostenibili, e 9, Imprese, innovazione e infrastrutture.

Il Rapporto è presentato da Istat nell’ambito del monitoraggio statistico degli SDGs per l’Italia. Il quadro complessivo indica che l’Italia sta avanzando, ma con velocità insufficienti e disomogenee. Per avvicinarsi agli obiettivi dell’Agenda 2030 servirà consolidare i progressi, ridurre i divari territoriali e rafforzare le politiche ambientali, sociali ed economiche nei settori più critici.

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